Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La salute nelle città: bene comune

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Considerazioni generali

riconosce che il concetto di salute è un elemento imprescindibile per il benessere di una società, e tale concetto non si riferisce meramente alla sopravvivenza fisica o all’assenza di malattia, ma comprende gli aspetti psicologici, le condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale – così come definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS);

sottolinea che il ruolo delle città nella promozione della salute nei prossimi decenni sarà magnificato dal fenomeno dell’urbanizzazione con una concentrazione del 70 % della popolazione globale sul proprio territorio;

ribadisce che le misure, le procedure e le priorità di finanziamento dell’UE sono sovente destinate alle grandi città, e che si dovrebbe rivolgere maggiore attenzione all’importante effetto di accumulazione delle città di piccole e medie dimensioni con una popolazione compresa tra 5 000 e 100 000 abitanti, dove risiede oltre la metà della popolazione europea;

evidenzia che il termine “Health City” (cfr. OMS) presuppone l’idea di una comunità conscia dell’importanza della salute come bene collettivo, capace di stimolare e porre in essere politiche chiare per tutelare e migliorare le attuali forme assistenziali di welfare, nonché di prevenzione, per accrescere la resilienza e l’aspettativa di vita sana e ridurre i rischi di insorgenza di disabilità;

si rammarica che la salute non sia adeguatamente contemplata né nella Nuova agenda urbana, né nel Libro bianco CE sui trasporti, nonostante ne venga riconosciuta l’area di priorità;

osserva che la sanità pubblica è di competenza dei singoli Stati membri e che il ruolo dell’UE consiste principalmente nell’integrare le politiche dei paesi UE aiutando i loro governi a realizzare obiettivi condivisi e ad ottenere economie di scala;

individua l’urgenza di studiare e analizzare i determinanti della salute, adottando un approccio olistico (whole-of-government, whole-of-society) nei confronti della salute nelle città e valutando le opportunità e le problematiche derivanti dall’aumento dell’aspettativa di vita;

individua la necessità di una rivisitazione dei meccanismi di welfare sulla base dei dati riguardanti le diverse esigenze e condizioni dei distinti gruppi della popolazione, che evidenziano un incremento delle classi di età più anziane, in linea con l’aumento dell’aspettativa di vita, l’aumento delle disuguaglianze e il coincidente fenomeno migratorio che rappresenta un’ulteriore sfida per i servizi sociali e sanitari;

individua le amministrazioni locali e regionali come garanti di una rete di equità e di governance collaborativa multilivello dove istituzioni, imprese, organizzazioni della società civile e cittadini possano contribuire alla progettazione di un assetto urbano condiviso, equo e armonico;

individua la possibilità di suggerire e adottare fattivi strumenti per la “Salute nelle Città” come bene comune in seno ai seguenti ambiti d’intervento politico prioritario:

• progettazione urbana
• mobilità e trasporti
• ambiente e alimentazione sana
• sport, attività fisica e istruzione
• governance.

Progettazione urbana

esorta ad inserire la salute e la sua definizione tra i contenuti della Nuova agenda urbana, avviando una nuova cultura di co-progettazione che possa contribuire a promuovere la salute e a creare un contesto favorevole alla stessa mediante la pianificazione territoriale;

invita gli enti locali ad avvalersi delle azioni innovative urbane (Urban Innovative Actions – UIA) – un’iniziativa della Commissione europea dotata di un bilancio totale a titolo del FESR di 372 milioni di euro per il periodo 2014-2020 (tra i cui ambiti prioritari, in realtà, non figura espressamente quello della “salute”) – per fornire alle zone urbane le risorse necessarie a sperimentare soluzioni nuove e non ancora esplorate alle sfide urbane e per riflettere su azioni innovative che potrebbero rispondere anche ad alcune delle sfide delle aree urbane nel campo della salute;

invita a intraprendere politiche tese all’integrazione socio-sanitaria e al miglioramento delle condizioni sociali, economiche e ambientali dei quartieri disagiati o svantaggiati adottando interventi “means–tested”;

richiama l’attenzione sulla tutela del benessere delle fasce più deboli, specie quella materno-infantile, e delle fasce a rischio per condizioni di salute come malattia e disabilità, quale priorità per la coesione sociale nel contesto urbano della lotta contro il divario socio-economico e le crescenti disuguaglianze. Infatti soprattutto la correlazione tra indicatori di salute e sociali (quali la mortalità generale, la disabilità, la salute soggettiva) mostrano che non esiste una soglia di vantaggio sociale al di sopra della quale non esisterebbero effetti sfavorevoli sulla salute; viceversa queste disuguaglianze si mostrerebbero a gradiente (coefficiente di Gini), ovvero a ogni posizione nella scala sociale corrisponderebbe un livello di salute meno favorevole della posizione superiore e più favorevole di quella inferiore, suggerendo che se si vuole che le risposte delle politiche di contrasto guadagnino consistenti risultati di salute non basta accontentarsi di approcci selettivi concentrati sui soggetti ad alto rischio ma occorre preoccuparsi di moderare tutto il gradiente;

valuta essenziale lo sviluppo delle politiche atte a garantire un invecchiamento sano attivo (health and active ageing) di qualità con riferimento al benessere sia fisico che mentale e sociale/relazionale, promuovendo la partecipazione alle attività ricreative della città e i programmi intergenerazionali anche per contrastare la solitudine e l’isolamento;

ritiene opportuno il potenziamento delle politiche di promozione della salute, prevenzione e inserimento socio-sanitario per i migranti, quale priorità per l’inclusione sociale, anche ricorrendo a figure di mediatori culturali presenti nella città (ad esempio RE-HEALTH);

suggerisce di valutare i potenziali costi e benefici derivanti dall’istituzione, presso i principali centri urbani, di un Osservatorio dei determinanti della salute, secondo definizioni e metodologie europee armonizzate, ossia un centro di informazione (focal point on HiAP) che consentirebbe agli enti locali e regionali di accedere a buone pratiche, studi di casi, relazioni, possibilità di finanziamento, ecc. in materia;

suggerisce di valutare i potenziali costi e benefici derivanti dalla creazione della figura dell’Health City Manager, che interpreterebbe i bisogni espressi dalla città e ne guiderebbe il processo di miglioramento in sinergia con le amministrazioni locali, coordinandone le politiche e assicurando la loro implementazione.

Mobilità e trasporti

sottolinea l’importanza di sviluppare politiche locali di pianificazione dei trasporti pubblici della città, dei trasporti attivi e della mobilità urbana basata sulla sostenibilità e sulla salute dei cittadini. In questo contesto, richiama l’attenzione sul programma di lavoro riveduto di Orizzonte 2020 per il biennio 2016-2017 relativo a “Trasporti intelligenti, verdi e integrati” (con un bilancio di oltre 6,3 miliardi di euro per il periodo 2014-2020), con particolare riferimento alla sua rubrica “Mobilità urbana”, e raccomanda ai responsabili delle politiche di esplorare le possibilità offerte dal programma per realizzare investimenti nei loro progetti di mobilità locale;

riafferma il proprio sostegno alla pianificazione della mobilità urbana sostenibile e invita ad elaborare politiche in materia di trasporti e pianificazione/utilizzo del territorio secondo una gerarchia della mobilità sostenibile che dia la priorità a incentivi e misure per rendere più sicuri e anche più attraenti gli spostamenti attivi a piedi o in bicicletta, e alla promozione del trasporto pubblico multimodale; chiede di entrare a far parte del gruppo di coordinamento della piattaforma europea per i piani di mobilità urbana sostenibile;

esorta gli enti locali e regionali a sostenere una programmazione europea che incentivi l’utilizzo dei mezzi, privati e pubblici, elettrici ed elettrificati a progressivo sfavore dell’utilizzo di carburanti fossili e che promuova l’uso di carburanti puliti (ad es. misure per favorire l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro, gli eco-voucher, l’alimentazione sana, l’esercizio fisico alla pausa pranzo);

sollecita nuove vigorose politiche di sostegno affinché ogni città si allinei agli standard più elevati di accessibilità e fruibilità dei luoghi e dei servizi urbani per persone disabili;

invita a prevedere attività di sensibilizzazione presso i cittadini verso scelte di mobilità urbana più efficienti da un punto di vista economico, ambientale e d’impatto sulla propria salute;

incoraggia politiche d’incentivazione rivolte alle imprese socialmente responsabili che investano in sicurezza e prevenzione e che promuovano la salute negli ambienti di lavoro;

invita la Commissione europea a inserire l’uso dei mezzi sostenibili nella revisione dei criteri per gli appalti pubblici verdi dell’UE nel settore dei trasporti o a favorire lo sviluppo di strumenti d’innovazione tecnologica nel settore dei trasporti, e la loro diffusione presso gli Stati membri;

accoglie con estremo favore buone pratiche come: la Settimana europea della mobilità – una campagna ben rodata, lanciata per la prima volta nel 2002, che nel 2016 ha registrato il tasso di partecipazione più elevato con 2 427 città piccole e grandi e che prevede l’organizzazione di attività di sensibilizzazione dal 16 al 22 settembre di ogni anno; il progetto PASTA (Physical Activity Through Sustainable Transport Approaches = attività fisica attraverso approcci per un trasporto sostenibile) finanziato dall’UE – un programma attivo che riconosce esplicitamente il legame tra salute e mobilità nelle città; partenariati pubblico-privati per sviluppare servizi al cittadino pendolare;

fa presente che gli enti locali e regionali dispongono delle competenze giuridiche per designare le zone di conservazione, sostenere le reti del programma Natura 2000 dell’UE e integrare le questioni di biodiversità nella pianificazione urbana e territoriale, e pone l’accento sul sempre più importante corpus di ricerche scientifiche cui la natura può contribuire per affrontare le sfide sanitarie e sociali grazie alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, alla promozione dell’attività fisica e dell’inserimento sociale nonché alla riduzione dello stress.

Ambiente e alimentazione sana

accoglie la decisione della Commissione europea, emessa lo scorso 7 dicembre 2016, di sviluppare un piano d’azione per una migliore attuazione delle direttive Uccelli selvatici e Habitat e plaude al riconoscimento, da parte della stessa Commissione, dell’importanza della gestione e della pianificazione integrate delle città per raggiungere gli obiettivi di preservazione della biodiversità al suo interno;

reitera la propria richiesta, e il proprio impegno, per aumentare il budget del programma LIFE per la Natura e la Biodiversità dopo il 2020, destinato a sviluppare nelle città infrastrutture e soluzioni ‘verdi’, riconosciute come fondamentali alla luce del cambiamento climatico, degli obiettivi sul clima e sull’energia dell’agenda UE 2020-2030, degli Accordi di Parigi COP21, delle Agende ONU e FAO e degli SDGs – iniziativa frontrunner nel solco dell’agenda locale e regionale sull’adattamento climatico del contesto urbano europeo in vista dell’ottavo Programma Ambiente 2020-2027;

sollecita ad agire direttamente sui fattori ambientali e climatici per ridurre i rischi legati allo sviluppo di malattie fisiche, in particolare quelle cardio-vascolari e respiratorie, quelle non trasmissibili come obesità e diabete di tipo 2 (come dimostrano i progetti di studio lanciati per esaminare l’impatto dell’urbanizzazione sulla prevalenza di queste malattie), nonché di malattie mentali che si sviluppano nei contesti urbani attraverso uno studio chiaro dei costi/benefici dell’inazione, dell’inquinamento dell’aria, del rumore e di ulteriori determinanti che influiscano e determinino il benessere e lo stato di salute dell’individuo ai fini di aumentare la consapevolezza e scegliere la politica pubblica economicamente più percorribile;

incoraggia iniziative che promuovano la collaborazione tra enti locali e regionali, nei settori della salute e della natura, e che puntino a migliorare la salute e il benessere dei cittadini stabilendo un legame tra questi e la natura, permettendo loro di fruire di un accesso regolare ad aree naturali protette nelle vicinanze, incentivando un’attività fisica regolare e sfruttando le aree naturali protette per interventi terapeutici insieme con altri trattamenti sanitari;

accoglie con grande favore iniziative quali il premio Capitale verde europea o il nascente Corpo europeo di solidarietà, che offrirà ai giovani europei l’opportunità di contribuire direttamente con attività di volontariato alla gestione dei siti Natura 2000, avvicinandoli così maggiormente alla natura, rafforzandone la consapevolezza ambientale e ricavando dalla natura e dalla biodiversità benefici in termini di salute;

raccomanda la massima attenzione sull’importanza dell’adozione di una sana alimentazione, attraverso linee guida precise che tengano conto dei diversi contesti e dei diversi target della popolazione (menu scolastici, menu aziendali, mense sociali appropriati). In questo contesto, si compiace della pubblicazione della relazione tecnica intitolata Public Procurement of Food for Health (“Appalti pubblici di prodotti alimentari per la salute”) nelle scuole, e raccomanda a tutti gli enti locali e regionali che acquistino prodotti alimentari o servizi connessi a tali prodotti nelle scuole o per le scuole di avvalersi di questo documento di supporto in modo da integrare meglio le questioni della salute e della nutrizione nelle specifiche degli appalti di prodotti alimentari;

raccomanda la promozione di politiche premiali volte alla responsabilità ambientale nel settore produttivo;

raccomanda di adottare un particolare focus nei confronti della prevenzione dei disturbi alimentari e del consumo nocivo di alcool, tabacco e altre dipendenze (come quella da slot-machines), suggerendo soluzioni concrete, a livello locale e regionale, attraverso la promozione di ricerche innovative e di elevata qualità, la condivisione di elementi di prova e dati nonché la valutazione delle misure di regolamentazione.

Sport, attività fisica e istruzione

sottolinea che l’attività fisica è uno dei modi più efficaci per prevenire le malattie non trasmissibili e contrastare l’obesità, oltre che per mantenere uno stile di vita sano; dal momento che è sempre più dimostrata la correlazione diretta tra esercizio fisico, salute mentale e processi cognitivi, invita gli enti locali e regionali a raccogliere e condividere i loro esempi di buone pratiche perché se ne possa trarre ispirazione e per servire da modello, ma anche per apprendere dagli altri;

invita la Commissione europea a rafforzare il ruolo dei comuni e delle regioni nell’intraprendere politiche migliori in tema di HEPA che permettano di incentivare la cultura dell’attività fisica in ogni settore della vita del cittadino, dalle scuole agli ambienti di lavoro, al tempo libero e ai trasporti, e che permettano di rispondere ai recenti inviti del Consiglio e del Parlamento ad adottare iniziative per promuovere stili di vita sani;

ribadisce la necessità di promuovere la formazione e la capacity building on health nei luoghi deputati all’istruzione, dal momento che risulta comprovato come un’educazione alla salute svolta nelle scuole risulti efficace nel ridurre la prevalenza di comportamenti a rischio per la salute dei giovani;

raccomanda alla Commissione europea – nell’approvare il contenuto della prima relazione sull’attuazione della raccomandazione del Consiglio sulla promozione trasversale ai settori dell’attività fisica salutare (Health-Enhancing Physical Activity – HEPA), adottata dalla Commissione e pubblicata lo scorso dicembre 2016 – di prefiggersi come obiettivo l’abbattimento del costo dell’inattività fisica, che si attesta intorno a oltre 80 miliardi l’anno nei 28 paesi dell’UE, intensificando le azioni volte a promuovere l’attività fisica e a prevenire la sedentarietà, nonché sostenendo l’elaborazione di indicatori per il monitoraggio a livello sia locale e regionale che di UE;

invita la Commissione europea a mettere l’accento sulla cooperazione con le autorità nazionali, regionali e locali finalizzata ad ampliare e migliorare l’accesso ad attività ludico-sportive per tutti i cittadini, per tutte le fasce d’età e per ogni livello di abilità, attrezzando agli spazi verdi secondo una logica “di quartiere”, nell’obiettivo di conseguire gli obiettivi di crescita fissati nella strategia Europa 2020;

promuove e consolida la collaborazione tra il mondo sanitario, quello dell’istruzione e delle comunità locali, realizzando una rete di operatori della salute e docenti delle scuole al fine di definire precise linee d’indirizzo per una corretta informazione sul tema;

accoglie con estremo favore e incoraggia la condivisione di buone pratiche a livello locale, come: la creazione delle condizioni per l’incremento dei percorsi ciclo-pedonali per attività di running e walking, oltre che per una mobilità urbana che garantisca un’adeguata sicurezza; l’utilizzazione degli spazi verdi pubblici attrezzati come “palestre a cielo aperto”; il potenziamento della quantità e qualità delle ore scolastiche dedicate alla didattica dello sport “per tutti”; lo sfruttamento delle infrastrutture sportive scolastiche in favore delle altre fasce di cittadini negli orari non scolastici; e supporta iniziative come l’individuazione annuale della capitale e delle città europee dello sport, evento coordinato da ACES Europe; la Settimana europea dello Sport che porterà nel 2017 il titolo di “Sport e Salute”; il programma Erasmus+ Sport e una più efficace promozione dell’attività fisica salutare (Health-Enhancing Physical Activity – HEPA).

Governance

propone di esaminare, insieme con la Commissione europea, i mezzi concreti per invitare le amministrazioni regionali e locali a una partecipazione attiva nelle reti come Smart City o il Patto dei sindaci o di prevenzione e promozione della salute promosse dall’OMS (WHO Healthy Cities Network, WHO Healthy Ageing Task Force, WHO Age-Friendly Cities Project, WHO Regions for Health Network, Schools for Health in Europe Network, ecc.), in campi d’applicazione fondamentali per l’iniziativa faro Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, quali la biodiversità e l’utilizzo delle terre, la gestione dei rifiuti e dell’acqua o l’inquinamento atmosferico per una nuova leadership dei decisori regionali e locali che avvicini e valorizzi i territori;

propone di considerare l’esclusione dal Patto di stabilità delle spese di investimento effettuate per promuovere e implementare stili di vita sani, alla luce dello studio costi/benefici e risparmi sui futuri costi sanitari;

invita a sostenere maggiormente iniziative locali per promuovere l’informazione e l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria, con particolare riferimento alle malattie croniche, trasmissibili e non trasmissibili che rappresentano oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano. Invita a supportare i programmi di prevenzione secondaria, scientificamente testati, attraverso un’opera di partecipazione istituzionale ed educativa verso i cittadini;

invita a stabilire una forte alleanza tra comuni, università, aziende sanitarie, centri di ricerca, imprese, professionisti ed associazioni di volontariato per studiare e monitorare, a livello urbano, i determinanti della salute dei cittadini, in maniera da dare vita ad una governance multilivello più efficace e reattiva per migliorare la politica regionale e di coesione;

sottolinea come sia responsabilità di tutti i livelli di governo, e dei cittadini stessi, dare un contributo importante a ridurre l’impatto delle malattie trasmissibili, promuovendo e incentivando i piani di vaccinazione, la profilassi e i corretti stili di vita e studiando i contesti urbani più idonei ad avvicinare il cittadino nello svolgimento delle sue attività̀ quotidiane (luoghi di cura, luoghi di lavoro, luoghi ricreativi, strutture sportive, luoghi virtuali come siti internet di riferimento delle amministrazioni stesse) in cui veicolare messaggi chiave per la prevenzione.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>