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Una rete di “nonni sociali” a sostegno della comunità e dei genitori fragili

È l’obiettivo del progetto presentato da Auser Lombardia insieme a 32 partner al Bando Prima Infanzia 2016 e che coinvolge Auser Toscana e Umbria. Brambilla (Lombardia): “Nonni sociali anche per chi i nonni non ce li ha”. Interessati 250 bambini e le loro famiglie

Creare una rete di “nonni sociali” a disposizione della comunità e a sostegno dei genitori in situazione di fragilità o difficoltà. È l’obiettivo del progetto “I nonni come fattore di potenziamento della comunità educante a sostegno delle fragilità genitoriali” presentato da Auser Lombardia al Bando Prima infanzia 2016, uno dei 133 selezionati per la seconda fase. “Uno dei temi ricorrenti quando incontriamo gli anziani a eventi ludici, durante gli accompagnamenti a visite, a fare la spesa, al cimitero o nei corsi dell’università della terza età, è la preoccupazione nei confronti dei nipoti – spiega Lella Brambilla, presidente Auser Lombardia – D’altra parte, il welfare in Italia è per il 90% sulle spalle delle famiglie e al loro interno su quelle dei nonni che svolgono un lavoro di supplenza, integrazione e aiuto dei figli a favore dei nipoti. Un lavoro gravoso, ma che li gratifica”. L’idea del progetto nasce da qui. “Il bando riguarda la fascia di età 0-6 anni, una fase in cui l’apprendimento segna fortemente la vita futura – spiega Brambilla – e allora ci siamo chiesti perché un nonno non può diventare un nonno sociale, non solo per i suoi nipoti ma anche per chi i nonni non ce li ha, come i bambini di origine straniera, o per chi ha situazioni familiari complicate?”.

Il progetto vede come capofila Auser Lombardia e coinvolge una rete di 32 partner tra cui Auser Toscana, Auser Umbria, Università Bicocca, Università di Firenze, la Fondazione Asilo Mariuccia di Milano, l’Istituto degli innocenti di Firenze, Comuni e cooperative sociali. “La povertà educativa deriva spesso da quella materiale e per capire in che modo la società affronta queste problematiche abbiamo pensato di mettere a confronto realtà diverse all’interno delle regioni coinvolte, regioni che presentano differenze legate alla loro storia, ai modelli di welfare e alle leggi regionali sul tema”, spiega Brambilla. In Lombardia sono stati scelti Sesto San Giovanni (il Comune è partner), “territorio fortemente presidiato da servizi pubblici di buona qualità che coprono il fabbisogno della popolazione ma che fatica a rispondere alle esigenze delle mamme che, spesso, lavorano nel commercio con orari e modalità diversificate e frammentate che non si adattano agli orari e all’organizzazione dei servizi”, e l’area di Cremona (con 4 comuni coinvolti), “dove i nidi hanno chiuso perché non raggiungevano il numero minimo e ci sono famiglie che non possono accedere ai servizi”. Stessa cosa in Toscana dove si sono messi a confronto i piccoli comuni con una grande realtà e in Umbria dove sono stati scelti piccoli comuni e realtà che stanno accogliendo le comunità terremotate.

Le esperienze delle 3 regioni sono diverse ma avranno un filo conduttore che è rappresentato dalla formazione, grazie all’Università Bicocca, “che definirà un progetto formativo per i nonni che sarà uguale per tutti”. I nonni quindi potranno diventare nonni sociali che aiutano i propri nipoti, ma anche la comunità, le famiglie o i nuclei monogenitoriali a districarsi in una difficile fase della vita. Un esempio? “Spesso quando sei giovane, straniero o inesperto non è facile trovare informazioni sui servizi e capire a chi rivolgersi, i nonni possono essere facilitatori per accedervi”, spiega Brambilla. Nel progetto è prevista anche la possibilità di utilizzare le sedi Auser per accogliere, organizzare momenti di festa, laboratori e creare comunità. “Il lavoro è complicato, pensiamo di realizzarlo in 3 anni e l’ipotetica platea dei beneficiari è di circa 250/300 bambini con le loro famiglie”, conclude Brambilla. Tra gli elementi innovativi, la presenza di un partner per la valutazione dell’impatto sociale del progetto e del cambiamento che produrrà.

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